fallimento – contenzioso tributario – legittimazione impugnare atti impositivi 2010 09 09

  2010 09 09 fallimento – contenzioso tributario – legittimazione impugnare atti impositivi Il fallito e la sua legittimazione ad impugnare gli atti impositivi Sommario: 1. Il difetto di legitimatio ad processum: tra limiti ed eccezioni; 2. La legislazione comunitaria in materia di insolvenza transfrontaliera: la notifica dell’atto impositivo presso la “dipendenza”. Il difetto di legitimatio ad processum: tra limiti ed eccezioni. Il fallimento, procedura concorsuale di natura liquidatoria e giudiziale, costituisce “ quel processo esecutivo rivolto alla realizzazione coattiva del diritto dei creditori “[1]. La procedura de qua è preordinata, in ossequio al principio della par condicio creditorum e fatte salve le cause legittime di prelazione che ben potrebbero assistere un credito, alla monetizzazione del patrimonio del fallito[2]. La sentenza dichiarativa di fallimento, pronunciata a seguito della fase istruttoria pre-fallimentare, dal Tribunale competente ai sensi dell’art. 9 del Regio Decreto 16/03/1942, n. 267, ( di seguito “ L.F. “), produce, a partire dal deposito della decisione[3] presso la cancelleria del Giudice procedente, significativi effetti nei confronti del fallito[4]. Tali effetti sono di natura personale, patrimoniale e processuale[5]. In merito a questi ultimi, ossia agli effetti di natura processuale, il fallito perde la capacità processuale attiva e passiva relativamente a quelle…

verifica fiscale – durata – permanenza alla sede contribuente 2010 09 09
verifica fiscale / 2010-09-09

2010 09 09 verifica fiscale – durata – permanenza alla sede contribuente Durata delle verifiche fiscali e “permanenza presso la sede del contribuente”: note al comma 5 dell’art.12 della legge 212/2000.  Sommario: 1. L’art. 12, comma 5, della Legge 212/2000; 2. In particolare: orientamenti operativi; 3. In particolare: orientamenti giurisprudenziali; 4. Natura e portata della norma; 5. Linee interpretative; 6. Considerazioni conclusive.  L’art. 12, comma 5, della Legge 212/2000 Il processo di “armonizzazione” del sistema tributario con il dettato costituzionale, delineato dal legislatore nell’ultimo decennio, ha portato all’introduzione, nel sistema della fiscalità, dello Statuto dei diritti del contribuente([1]), quale insieme di disposizioni di carattere generale cui informare l’ordinamento tributario in accordo con i principi costituzionali di rilievo fiscale. Attualizzando e modernizzando l’impianto giuridico, lo Statuto recupera, estendendone la portata, la funzione di “normativa generale di indirizzo” già attribuita alla “vecchia” Legge 7/1/1929, n. 4, la cui sistematicità di approccio, seppure circoscritta alla “repressione delle violazioni delle leggi finanziarie”, aveva indotto gli interpreti a parlare di “preleggi tributarie”, in accordo col pur controverso assunto dottrinario della ”autonomia” del diritto tributario. Con lo Statuto il legislatore ha inteso, però, realizzare uno strumento normativo di più ampio riferimento, volto a garantire l’effettiva tutela dei diritti di libertà economica dei cittadini contribuenti([2]). E’…

società di comodo – disciplina fiscale 2010 09 09
societa di comodo / 2010-09-09

società di comodo – disciplina fiscale 2010 09 09 La disciplina fiscale delle società di comodo tra abuso del diritto ed elusione tributaria: natura e funzionidi una normativa particolare (ANNO VII – Numero 2 Aprile-Settembre 2010)   Il regime tributario delle società “di comodo”: evoluzione natura e funzioni La disciplina sulle società di comodo o cd. “non operative” è sorta nel 1994 (art. 30 della legge n. 724/94) per “penalizzare”, sul piano tributario, le società “senza impresa”, quelle cioè che, al di là dell’oggetto sociale dichiarato, sono costituite al solo fine di amministrare i patrimoni personali dei soci, “anziché per esercitare un’effettiva attività commerciale”[1]. La funzione principale della normativa in questione era (e rimane tuttora) quella di “disincentivare” l’adozione di una struttura societaria non adeguata rispetto all’attività effettivamente esercitata, attraverso la presunzione di un reddito minimo riconducibile agli assetti patrimoniali di tale struttura societaria e la previsione di agevolazioni per lo scioglimento o la trasformazione delle società commerciali “non operative” in società semplici (che rappresentano la forma giuridica “naturale” per l’esercizio collettivo di un’attività economica di tipo non commerciale). Nell’ottica legislativa, la qualifica di “non operatività” allude appunto al fenomeno anomalo (se non patologico), costituito dall’utilizzo dello schermo societario per…