verifica fiscale – la permanenza oltre i 30 giorni non invalida l’accertamento 2016 01 27
verifica fiscale / 2016-01-27

verifica fiscale – la permanenza oltre i 30 giorni non invalida l’accertamento 2016 01 27 La permanenza oltre i trenta giorni non causa nullità dell’accertamento. Il termine, in assenza di una norma espressa che lo qualifichi come obbligatorio o che disponga l’invalidità derivata dell’atto impositivo, ha natura meramente ordinatoria. La violazione del termine di permanenza degli “ispettori” presso la sede del contribuente, previsto dall’articolo 12, comma 5, legge 212/2000 (“Statuto dei diritti del contribuente”), non determina la sopravvenuta carenza del potere di accertamento ispettivo né l’invalidità degli atti compiuti e neppure l’inutilizzabilità delle prove raccolte, atteso che nessuna di tali sanzioni è stata prevista dal legislatore. Lo ha affermato la Cassazione con la sentenza n. 966 del 20 gennaio 2016. I fatti di causa La Commissione tributaria regionale del Piemonte ha confermato la sentenza di primo grado con la quale era stato annullato l’avviso di accertamento notificato a una Srl, originato da una verifica che si era protratta dal 19 ottobre al 30 novembre 2004, oltre il termine di trenta giorni, previsto dallo Statuto dei diritti del contribuente (articolo 12, comma 5, legge 212/2000). In particolare, il giudice di appello aveva ritenuto che, in presenza di dubbi sulla portata applicativa…

accertamento integrativo valido 2016 01 21 cas576

2016 01 21 valido Valido l’accertamento integrativo se c’è conoscenza di nuovi elementi. E non è detto che debbano essere necessariamente reddituali, poiché l’emersione di ulteriori cespiti imponibili legittima senz’altro l’adozione di un autonomo avviso. La sopravvenienza di nuovi elementi, da parte dell’Agenzia delle Entrate, legittima l’accertamento integrativo, qualora l’ufficio, successivamente all’accertamento originario, venga a conoscenza di elementi fattuali, probatoriamente rilevanti, sconosciuti al momento dell’emissione dell’avviso di accertamento originario. È quanto precisato dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 576 del 15 gennaio 2016. I fatti A una società contribuente veniva notificato un avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle Entrate determinava una maggiore imposta Irpeg, oltre interessi e sanzioni, conseguente a una maggiore plusvalenza derivante dalla rettifica del corrispettivo conseguito con una cessione di ramo di azienda. A seguito di alcune segnalazioni interne, l’Agenzia veniva a conoscenza del fatto che il medesimo ramo di azienda era stato riacquistato dalla stessa società contribuente con attribuzione di un valore di avviamento di gran lunga superiore a quello determinato in occasione della prima cessione. Conseguentemente veniva emesso un avviso di accertamento integrativo, con il quale veniva stabilita una maggiore plusvalenza rispetto a quella originariamente determinata con il primo avviso di accertamento. Avverso…