notifica cartella via pec pdf – nulla 2017 09 27
notifica / 2017-09-27

notifica cartella via pec pdf – nulla 2017 09 27 Cartella notificata tramite PEC. Nulla se il formato dell’atto è “.pdf” anziché “.p7m” La notificazione per posta elettronica certificata della cartella di pagamento in formato .pdf senza l’estensione c.d. “.p7m”, non è valida. Di conseguenza illegittima l’intera cartella allegata alla PEC. Solo detta estensione “.p7m” garantisce, infatti, l’integrità e immodificabilità del documento informatico e dall’altro, in relazione alla firma digitale, consente (a chi riceve la notifica) di identificare l’autore della stessa e quindi la paternità o riferibilità della sottoscrizione medesima. L’estensione .p7m identifica infatti files sui quali è stata apposta una Firma Digitale mediante apposito software. Una volta apposta una firma digitale, l’estensione .p7m si sommerà a quella del file originario che è stato firmato. Questa è la massima espressa dai giudici trevigiani, (CTP di Treviso, Sezione I, Sent. n. 93 del 16 febbraio 2018 – Presidente: Chiarelli, Relatore: Fadel – di seguito riportata integralmente). Anche per la C.T.R. della Campania, sent. n. 9464 del 09/11/2017, il file in estensione .pdf costituisce una “mera copia informatica (digitale) dell’atto” che in assenza di attestazione di conformità non consente di affermare che tale documento sia identico all’originale. Conf.: C.T.P. di Lecce, Sent. n. 611 del…

proventi illeciti – tassazione 2017 09 22 
proventi illeciti / 2017-09-22

proventi illeciti – tassazione 2017 09 22 Ogni provento, anche illecito, rappresenta reddito tassabile e quindi va dichiarato. Il fatto di svolgere attività illecita non esonera dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. Questo il principio esposto dalla Corte di Cassazione, Terza Sezione Penale, nella sentenza n. 53137 del 22 settembre 2017 con cui è stato ribadito che l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi costituisce violazione dell’art. 5, D.Lgs. n. 74 del 2000, “anche quando abbia ad oggetto redditi di provenienza illecita (tra le altre, Sez. 3, n. 42160 del 7/10/2010, Violi, Rv. 248729, a mente della quale integra il delitto in esame l’omessa dichiarazione dei redditi derivanti dall’attività di sfruttamento dell’altrui prostituzione, in quanto ogni provento, anche illecito, rappresenta reddito tassabile, la cui mancata indicazione nella dichiarazione annuale costituisce reato. In termini, anche Sez. 5, n. 7411 del 19/11/2009, Di Lorenzo, Rv. 246095, con riguardo a redditi provenienti da attività distrattiva compiuta su disponibilità finanziarie di società fallita)”.  ^^^ CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA PENALE – Sentenza 22 novembre 2017, n. 53137 SENTENZA sul ricorso proposto da: C.L., nato a (OMISSIS) il (OMISSIS); avverso la sentenza del 25/2/2016 della Corte di appello di Ancona; visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso; sentita…

compliance fiscale – collaborazione tra Agenzia Entrate e GDF – seminario a Palermo 2017 09 20 

compliance fiscale – collaborazione tra Agenzia Entrate e GDF – seminario a Palermo 2017 09 20 Controversie tributarie pendenti al centro di un seminario a Palermo. Un rapporto collaborativo con l’Agenzia per una maggiore certezza, stabilità, tutela della legalità e simmetria tra doveri e diritti. “Definizione delle liti fiscali pendenti e altre novità introdotte in ordine al contenzioso tributario”: è questo il titolo del seminario, organizzato dall’Uncat (Unione nazionale e camere avvocati tributaristi), in collaborazione con la Camera degli Avvocati tributaristi, la Confcommercio e l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili di Palermo, che si è svolto lunedì nel capoluogo siciliano. Il focus prioritario dell’incontro ha riguardato il nuovo istituto introdotto dalla manovra correttiva (Dl 50/2017) – a cui i contribuenti interessati possono aderire entro il prossimo 2 ottobre – che consente di definire le controversie tributarie, in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, pendenti in ogni stato e grado di giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio e nelle quali il ricorso di primo grado sia stato notificato entro il 24 aprile 2017 (data di entrata in vigore del Decreto legge). L’incontro, a cui ha partecipato in qualità di relatore il Direttore regionale della…

edilizia abuso edilizio e ordine demolizione 2017 09 20
edilizia / 2017-09-20

2017 09 20 edilizia abusi edilizi e demolizione Abusi edilizi e ordine di demolizione, nuova sentenza della Cassazione. Gli atti della pubblica amministrazione idonei ad evitare l’esecuzione dell’ordinanza di demolizione di un’opera abusiva sono la già intervenuta demolizione dell’immobile ad opera della stessa pubblica amministrazione o l’intervenuta concessione in sanatoria e la delibera del consiglio comunale che abbia dichiarato la conformità del manufatto con gli interessi pubblici urbanistici ed ambientali. Lo ha affermato la sentenza della Corte di Cassazione 12 settembre 2017, n. 41537che ha rigettato il ricorso presentato contro un’ordinanza della Corte di appello che aveva rigettato la richiesta di revoca e/o sospensione dell’ordine di demolizione di manufatto abusivo. In Cassazione è stato proposto ricorso rilevando i seguenti motivi: inosservanza od erronea applicazione della legge penale in riferimento all’art. 31 c. 9 D.P.r. n. 380 del 2001; mancanza e contraddittorietà della motivazione in riferimento all’insussistenza della prova del provvedimento amministrativo richiamato dal ricorrente, ovvero dell’effetto acquisitivo al patrimonio comunale; impossibilità di eseguire l’ordine di demolizione, per l’acquisizione del bene al patrimonio del Comune. Gli ermellini, rigettando il ricorso, hanno rilevato che in sede esecutiva la demolizione può essere sospesa o revocata quando risulta “assolutamente incompatibile con atti amministrativi o giurisdizionali…

responsabilità amministrativa degli enti e modello ISO 9001 cas pen 41768 2017 09 13 

responsabilità amministrativa degli enti e modello ISO 9001 cass pen 41768 2017 09 13 Modello ISO 9001 non può sostituire quello 231 – Cassazione penale, sez. VI, sentenza 13/09/2017 n° 41768 – Di Maria Elena Bagnato – Professionista – Avvocato – Pubblicato il 09/10/2017. Il modello aziendale ISO 9001 ed il modello c.d. “Deloitte” non possono sostituire il modello previsto dal D.Lgs. n. 231/2001 , stabilendo, pertanto, che le società coinvolte, sono prive di tale modello organizzativo e gestionale. E’ quanto disposto dalla Cassazione Penale,  sez. VI, nella sentenza n. 41768 del 13 settembre 2017, affrontando la questione relativa alla responsabilità dgli enti pubblici, in un complesso caso di corruzione. Nello specifico, il modello aziendale Iso Uni En Iso 9001 non indica né gli illeciti da prevenire nè sistema sanzionatorio delle violazioni del modello, in quanto si riferisce al controllo della qualità del lavoro in relazione alle disposizioni normative sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro o degli interessi tutelati dai reati in materia ambientale. D’altra parte, la Corte ha osservato che, anche il modello Deloitte, non presenta né il codice di comportamento, con le relative procedure, né il codice etico, né il sistema sanzionatorio. Per tali ragioni, non condividendo le deduzioni del consulente tecnico…

Split payment – registrazione fattura 2017 09 01 
split payment / 2017-09-01

Split payment – registrazione fattura 2017 09 01 Le fatture emesse nei confronti della P.A. dal fornitore di beni o dal prestatore di servizi con applicazione dello split payment sono registrate nel registro IVA vendite. L’IVA indicata nella fattura, però, non entra nella liquidazione IVA del fornitore di beni o del prestatore di servizi in quanto la pubblica amministrazione versa al fornitore il solo imponibile e provvede direttamente a versare l’IVA all’Erario. Di conseguenza, in contabilità, bisogna procedere: dapprima a registrare la fattura di vendita nei modi consueti affinché essa confluisca nel registro IVA vendite, oltre che nel libro giornale.  La registrazione va fatta usando un conto IVA diverso dal normale conto IVA su vendite o IVA ns/debito, in modo da non far confluire tale IVA nella liquidazione del periodo. Esempio: l’impresa Alfa Srl ha emesso nei confronti del Comune di Pescara una fattura per l’importo di 500 euro + IVA 22% pari a 110 euro. L’operazione è soggetta a split payment.     Crediti v/pubblica amministrazione a Diversi 610 a Merci c/vendite 500 a IVA su vendite – split payment 110     successivamente, poiché la P.A. ha, nei confronti del fornitore, un debito per il solo imponibile dato che provvederà essa stessa a versare all’Erario l’importo dell’IVA, è necessario procedere…

Split payment – fatturazione 2017 09 01 
split payment / 2017-09-01

Split payment – fatturazione 2017 09 01 Nel caso di applicazione dello split payment, il fornitore del bene o il prestatore del servizio è tenuto ad emettere fattura. La fattura deve essere emessa in formato elettronico. La fattura deve contenere tutti i dati prescritti dalla normativa IVA (art.21 DPR 633/72). Inoltre deve riportare la dicitura “scissione dei pagamenti” e il riferimento all’art.17-ter del DPR 633/72. La fattura deve essere registrata dal fornitore sul registro delle fatture emesse secondo le regole consuete. Dell’IVA indicata in fattura non si deve tenere conto nella liquidazione IVA del periodo, dato che essa sarà versata all’Erario direttamente dalla pubblica amministrazione. Di conseguenza, da un punto di vista contabile, occorrerà usare nella registrazione della fattura un apposito codice IVA che tenga separata l’IVA esposta su tale fattura dall’IVA a debito dell’impresa. Esempio di liquidazione IVA con applicazione dello split payment: la ditta Alfa Srl ha effettuato nel corso del mese cessioni per 30.000. La relativa IVA ammonta a 6.600 euro, di cui 600 euro per operazioni assoggettate a split payment. L’IVA su acquisti del periodo risulta essere pari a 2.200 euro. Liquidazione IVA del periodo:   IVA su vendite 6.600 – 600 6.000 IVA su acquisti   2.000 IVA da versare   4.000 Di seguito riportiamo un esempio di fattura con applicazione…

IVA – operazioni effettuate nei confronti PA 2017 09 01 

IVA – operazioni effettuate nei confronti PA 2017 09 01 Cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate cfr PA. Alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nei confronti della PA, ai fini IVA, si possono applicare tre diversi regimi: il reverse charge; lo split payment; l’IVA ad esigibilità differita. Se l’operazione rientra tra quelle alle quali è applicabile il regime del reverse charge, questo è il regime che deve essere applicato. In caso contrario si applicherà il regime dello split payment. Solamente nel caso in cui anche questo regime non può trovare applicazione è possibile ricorrere al regime dell’IVA ad esigibilità differita. REVERSE CHARGE Il reverse charge si applica nei seguenti casi: operazioni intra-Ue; acquisti intra-Ueeffettuati, oltre la soglia di euro 000 annui, dall’amministrazione che non sia soggetto passivo IVA ma che sia identificato in Italia; acquistieffettuati nell’esercizio dell’impresa nei settori soggetti al meccanismo dell’inversione contabile indicati all’art.17 del DPR 633/72 tra le quali, si hanno: cessioni di oro industrialee da investimento; prestazioni di servizi rese nel settore edileda soggetti subappaltatori; cessione di fabbricatio porzioni di fabbricai per le quali il cedente abbia deciso di applicare l’IVA; prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impiantie di completamentorelative ad edifici; cessioni di console da gioco, tablet PCe laptop, di dispositivi a circuito integrato quali microprocessori e unità centrali di elaborazione, effettuate prima della loro…