ICI – edificabilità terreno desumibile dal PRG Cass. 7848 2018 03 29 

2018-03-29

ICI – edificabilità terreno desumibile dal PRG Cass. 7848 2018 03 29

I giudici tributari regionali ritengono che “l’area oggetto di controversia non sia sottoponibile a imposizione Ici per l’anno in contestazione (2007) perché solo dal 2009 una parte di essa era stata inclusa, con l’approvazione del Regolamento urbano edilizio, negli ambiti di trasferimento di cubatura e, quindi, era divenuta edificabile ai fini impositivi”.

Questa visione viene contestata dal Comune e messa in discussione dalla Cassazione.

I giudici del ‘Palazzaccio’ ricordano che “in tema d’imposta comunale sugli immobili, l’inclusione di un’area in una zona destinata dal Piano regolatore generale a servizi pubblici o di interesse pubblico incide senz’altro nella determinazione del valore venale dell’immobile, da valutare in base alla maggiore o minore attualità delle sue potenzialità edificatorie, ma non ne esclude l’oggettivo carattere edificabile ex art. 2 del d.lgs. n. 504 del 1992, atteso che i vincoli d’inedificabilità assoluta, stabiliti in via generale e preventiva nel Piano regolatore generale, vanno tenuti distinti dai vincoli di destinazione che non fanno venire meno l’originaria natura edificabile”.

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CORTE DI CASSAZIONE – SEZIONE SESTA CIVILE TRIBUTARIA – ORDINANZA 29 MARZO 2018, N. 7848

Svolgimento del processo e ragioni della decisione

Con ricorso in Cassazione affiato a un motivo, nei cui confronti il contribuente haresistito con controricorso e memoria, il Comune di Reggio Emilia impugnava la sentenza della CTR dell’Emilia-Romagna, relativa a un avviso di accertamento in tema d’ICI per il 2007 riferito a un terreno, in ordine al quale si contesta da parte del contribuente la natura edificabile.

L’ente impositore deduce il vizio di violazione di legge, in particolare, dell’art. 1 comma 2 e dell’art. 2 comma 1 lett. b) del d.lgs. n. 540/92 e dell’art. 36 comma 2 del d.lgs. n. 223/06 convertito dalla legge n. 248/06 per contrasto con un principio di diritto sancito dalla Suprema Corte a Sezioni Unite nn. 25505 e 25506 del 2006, in relazione all’art. 360 primo comma n. 3 c.p.c., in quanto, erroneamente, i giudici d’appello avrebbero ritenuto che l’area oggetto di controversia non fosse sottoponibile a imposizione ICI per l’anno in contestazione perché solo dal 2009 una parte della stessa era stata inclusa, con l’approvazione del Regolamento urbano edilizio, negli “ambiti di trasferimento di cubatura” e, quindi, era divenuta edificabile ai fini impositivi.

Il Collegio ha deliberato di adottare la presente decisione in forma semplificata.

Il motivo è fondato.

Secondo il costante insegnamento di questa Corte “In tema d’imposta comunale sugli immobili (ICI), l’inclusione di un’area in una zona destinata dal piano regolatore generale a servizi pubblici o di interesse pubblico incide senz’altro nella determinazione del valore venale dell’immobile, da valutare in base alla maggiore o minore attualità delle sue potenzialità edificatorie, ma non ne esclude l’oggettivo carattere edificabile ex art. 2 del d.lgs. n. 504 del 1992, atteso che i vincoli d’inedificabilità assoluta, stabiliti in via generale e preventiva nel piano regolatore generale, vanno tenuti distinti dai vincoli di destinazione che non fanno venire meno l’originaria natura edificabile” (Cass. n. 23814/16, 14763/15).

Nel caso di specie, nel rispetto del principio di autosufficienza (mediante il deposito degli atti del merito) deve evidenziarsi come si trattasse di un terreno qualificato dalle Norme tecniche di attuazione del vigente Piano regolatore generale come “verde privato attrezzato” che secondo quanto riferito dall’ente impositore e non contestato dal contribuente possedeva un suo indice di utilizzazione fondiaria (v. p. 8 del ricorso) e tale edificabilità, quand’anche “attenuata” era desumibile dalla qualificazione ad esso attribuita dal Piano regolatore generale adottato dal Comune, di talché ai fini fiscali vi era un accrescimento di valore suscettibile d’imposizione in virtù del principio di capacità contributiva e parità di trattamento e da tali principi si sono discostati i giudici d’appello.

La sentenza va, pertanto, cassata e la causa va rinviata alla CTR dell’Emilia-Romagna, affinché, alla luce dei principi sopra esposti, riesamini il merito della controversia.

PQM

La Corte Suprema di Cassazione accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Commissione tributaria regionale dell’Emilia-Romagna, in diversa composizione.

 

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