2021 04 03 vangelo la parola di oggi: venerdì settimana santa

2021-04-03

2021 04 03 vangelo la parola di oggi: venerdì settimana santa

Sabato 3 Aprile 2021 – S. Sisto I; S. Luigi Scrosoppi – SABATO SANTO – VEGLIA PASQUALE – P – Alleluia, alleluia, alleluia.

Non ci sono riti oggi: la Chiesa rivive il mistero della sepoltura di Gesù.

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Venerdì della Settimana Santa – Passione di Nostro Signore Gesù Cristo – P  – Meditazione sul Vangelo di Gv 18,1-19,42.

Il frutto del dolore.

Tutta la liturgia della parola ci parla di dolore. Nell’Antico Testamento il dolore era considerato un castigo; in seguito, venne tollerato o accettato passivamente: questo è l’insegnamento di Giobbe.

Il Servo del Signore ci offre una visione più positiva della sofferenza: l’innocente che soffre per gli altri. In questa prospettiva vediamo i dolori di Gesù: il nuovo Servo Sofferente. I suoi tormenti acquistano un valore redentore universale: egli si fa carico di tutti i nostri dolori e così li trasforma in frutti di salvezza. Il dolore ha nel mondo diritto di cittadinanza fin dalle prime pagine del vangelo; è insito nella natura umana. Il dolore è compagno inseparabile di ognuno di noi.

Ci sono tanti modi di soffrire: dolori fisici, dolori morali, dolori affettivi… “Il dolore – ha detto Giovanni Paolo II – è una realtà misteriosa e sconcertante”.  Tutte le argomentazioni vengono meno di fronte alla drammaticità della sofferenza umana.  Il dramma del dolore si rischiara solamente alla luce della croce di Cristo.  La malattia, vissuta per amore di Dio, è un mezzo di santificazione, di apostolato e di partecipazione alla Croce redentrice del Signore.

Per chi crede in Cristo – diceva Paolo VI – le pene ed i dolori della vita presente sono segni di grazia e non di disgrazia, sono prove dell’infinita benevolenza di Dio che porta avanti quel disegno di amore, secondo il quale, come dice Gesù, il tralcio che dà frutto il Padre lo poterà affinché dia più frutto.

Anche Maria soffrì ai piedi della Croce. Non fu un soffrire “romantico”. Fu un dolore reale, come nessun’altra creatura ha potuto sopportare. Partecipò in prima persona del dolore del divin Figlio.

Il frutto dei nostri dolori ci vale come purificazione e merito, e Dio, per il dolore del Figlio suo, ci dona la sua benedizione.

“Andiamo sotto quella croce a farci nascere speranza: perché quello che vediamo piagato e disprezzato non resta cadavere, ma trionfa sulla morte e dona vita piena: quella croce è segno di speranza e sconfigge ogni altra croce della nostra vita e ogni violenza che rappresenta”.

S.E. Mons. Domenico Sigalini – Vescovo Diocesi di Palestrina (Roma)

https://www.laparola.it/romano/meditazioni/

 

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